Riscrivere il Codice dei medici con coraggio e lungimiranza

13 GIU – Gentile Direttore,
il compito istituzionale affidato alla Fnomceo richiede che nell’aggiornare il codice di Deontologia medica sia garantita la sua unitarietà, la coerenza interna, la non contraddittorietà tra principi affermati nel giuramento e la loro declinazione negli articoli che indicano l’agire pratico, in modo da assicurare «una tutela sistemica e non frazionata» (sentenza C.C. n. 264 del 2012) di tutti i diritti e i doveri sanciti.

Ha fatto bene il collega e amico Valdini a mettere in luce nella sua lettera dell’8 giugno alcune delle contraddizioni presenti nel codice deontologico che, a mio avviso, sono in parte dovute al ritardo con il quale la classe medica, in generale, e la Federazione, in particolare, recepiscono i mutamenti che avvengono nel sentire civile.

Così è avvenuto per il consenso informato che ha cambiato, timidamente nella versione del ’95 e radicalmente in quella del ’98, l’impianto stesso del codice trasformando il modello tradizionale a impronta cosiddetta ippocratico paternalista a quello fondato sull’autonomia del paziente.

Un ulteriore cambiamento radicale si prospetta con il recepimento del nuovo sentire sul fine vita che deriva sia dalle legge 219/17 o legge Lenzi, che ha introdotto le DAT e la Pianificazione condivisa delle cure sia dalla Sentenza della Corte Costituzionale sul suicidio assistito.

Ma è sotto gli occhi di tutti il nuovo che deve entrare nel Codice dopo l’esperienza derivata dalla gestione dell’emergenza Covid che stiamo attraversando e in parte abbiamo tragicamente vissuto.

Diventa difficile pensare che qualche ritocco degli articoli qua e là possa trasfondere nel Codice le novità appena accennate, mantenendo nel contempo la coerenza richiesta e cioè a dire: 1) l’aderenza all’argomento centrale; 2) la non contraddittorietà interna; 3) l’ordine logico e argomentativo; 4) la connessione tra principi e loro declinazione; 5) la non dispersività; e 6) l’uniformità del testo.

Sono d’accordo con Valdini che è giunto il momento di riscrivere il codice con coraggio e lungimiranza.
I medici italiani meritano di trovare nel loro Codice indicazioni trasparenti e coerenti circa gli aspetti più problematici che si prospettano loro.
In particolare, l’art. 17 va riscritto completamente mettendo al centro l’ineludibile diritto all’autodeterminazione del paziente nel fine-vita come stabilito dalla sentenza della C.C.. L’attuale lieve ritocco apportato non basta, e anzi rivela la riluttanza dei medici a accogliere il cambiamento di civiltà in atto: segnale non positivo.

Vanno poi prese in considerazioni anche le “scelte tragiche” che i medici hanno dovuto affrontare nel recente passato al di fuori dei cosiddetti scenari di guerra e che – pur non volendoli – può darsi si ripresentino. A questo proposito propongo che l’art 36 (Assistenza di urgenza e di emergenza) sia completato nel modo seguente: “Il medico assicura l’assistenza indispensabile, in condizioni d’urgenza e di emergenza, nel rispetto delle volontà se espresse o tenendo conto delle dichiarazioni anticipate di trattamento se manifestate. Il triage per l’accesso alla terapia intensiva deve avvenire sulla base di criteri etici trasparenti che tengano conto della priorità legata alla gravità del caso, della coerenza tra mezzi a disposizione e obbiettivi raggiungibili, della volontà del paziente e delle DAT se presenti, della appropriatezza e della proporzionalità delle cure”.

Altri spunti offerti da Valdini sono da approfondire e auspico che si apra presto un ampio dibattito per immettere nel prossimo Codice le prospettive nuove più adatte per una medicina operante in un mondo molto diverso da quello del passato.

Mariella Immacolato
Direttore U.O.C. Medicina legale di Massa Carrara e Viareggio e vice presidente del Comitato di etica clinica dell’Azienda USL Toscana Nord Ovest, Commissione di bioetica della Regione Toscana

 

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