In ricordo di Carlo Flamigni

 

Alcuni medici sono stati grandi non solo per la scienza e per la clinica, ma anche per il contributo dato alla cultura più ampia, perché sono riusciti a diventare un punto di riferimento intellettuale e sociale. Carlo Flamigni è stato uno di questi grandi medici capaci di far crescere le scienze mediche e la socialità tutta. Ginecologo e endocrinologo, Flamigni è stato uno dei principali attori della “rivoluzione riproduttiva” che nel giro di mezzo secolo (cioè la sua vita professionale) ha radicalmente cambiato il nostro modo di vivere. 

 

 

 

 

 

 

 

Morto il 5 luglio dello scorso anno, in piena pandemia, la figura di Flamigni viene ora ricordata a partire dalla sua ultima opera in un pubblico convengo organizzato dall’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna e dall’Alma Mater di Bologna che si terrà a BOLOGNA giovedì 16 settembre 2021, ore 17:00. 

 

 

 

 

 

Dall’inizio della sua vita professionale, Flamigni ha incrociato le principali novità che hanno rivoluzionato la medicina riproduttiva. Negli anni ’60 ha esordito come fautore della pillola anticoncezionale: progresso che ha fornito la base strutturale per l’affermazione piena dei diritti delle donne sul proprio corpo. Sono ancora nella memoria di tante persone le sue conferenze nelle fabbriche e in altri luoghi di lavoro per spiegare alle donne il funzionamento della pillola e promuoverne la diffusione: assieme al collega e amico Ettore Cittadini (Palermo), Flamigni è stato instancabile nella lotta ai pregiudizi morali e clinici che precludevano il ricorso alla pillola. Negli anni ’70 per garantire la salute riproduttiva ha lavorato alla legislazione sull’aborto, dando contributi importanti alla elaborazione della L. 194/78. Allora lo scontro sul tema era altissimo, e l’autorevolezza di Flamigni ha contribuito al radicamento della nuova opportunità. Negli anni ’80 è stata la volta della fecondazione assistita, il cui inizio su scala mondiale ha una data precisa: il 25 luglio 1978, giorno della nascita di Louise Brown, la prima persona nata per fecondazione in vitro. L’incertezza sul futuro della nuova tecnica era alto, e Flamigni ha contribuito alla diffusione della pratica, difendendone la validità nel nostro paese. Dopo tante aspre battaglie culturali, le vicende gli han dato ragione.

Per tutta l’esistenza Flamigni ha riflettuto sulla riproduzione e sulla questione delle donne. Il frutto di questo enorme approfondimento è stato compendiato in un volume in 8 tomi (oltre 2.600 pagine), l’ultimo dei quali è uscito poco dopo la sua morte grazie all’impegno della moglie, Marina Mengarelli Flamigni. Il volume si intitola Il diritto di pensare. Storia della disputa sulle donne, e si profila come uno dei pochi contributi o forse il contributo dato in lingua italiana alla Querelle des femmes, iniziata già nel Medio Evo, ripresa con vigore nel xviii secolo e da allora continuata in diversi paesi occidentali. Il volume compendia gran parte dello scibile sulla tematica e ha il pregio di riuscire a mettere in luce le conseguenze profonde che la Querelle des femmes ha per la società. Le recentissime vicende dell’Afghanistan rendono quanto mai attuale la riflessione sul punto (a titolo esemplificativo, il tomo 7 è dedicato a La questione dell’alfabeto). Proprio perché quest’opera corona l’impegno culturale di Flamigni, essa è stata scelta dall’Accademia delle Scienze di Bologna per ricordarne la figura e l’opera: un’occasione per fare un bilancio sui passi compiuti in ambito della salute riproduttiva e dei diritti riproduttivi,

ma anche un’opportunità per sviluppare le nuove prospettive circa le fasi finali della vita, tema cui Flamigni ha rivolto specifica attenzione negli ultimi anni, come emerge dalla parte di Bioetica. Rivista interdisciplinare a questo dedicata che sarà presentata in tale sede.

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