INDI GREGORY: PERCHÉ SI CONTINUA A PROPORRE UNA “OSTINAZIONE IRRAGIONEVOLE NELLE CURE”?

Torino, 13 novembre 2023

COMUNICATO STAMPA n. 19/2023

INDI GREGORY: PERCHÉ SI CONTINUA A PROPORRE UNA “OSTINAZIONE IRRAGIONEVOLE NELLE CURE”?

La vicenda di Indi Gregory è l’ultima di una serie di vicende simili che negli ultimi anni che hanno suscitato clamore. Diciamo subito che Indi è stata amorevolmente curata con grande professionalità per 8 mesi da medici che hanno fatto tutto il possibile: lo stesso Direttore dell’Ospedale Bambino Gesù non ha potuto fare altro che dichiarare “il percorso clinico fatto in Inghilterra è pienamente condivisibile”;  non risulta nessun contrasto di opinioni sul piano medico riguardo alla prognosi ineluttabilmente infausta a breve termine tra i medici inglesi e quelli del Bambino Gesù: tanto è vero che sempre lo stesso Direttore del Bambino Gesù ipotizza il ricovero presso il loro Centro di Cure Palliative (Passoscuro):  la malattia che affligge Indi non lascia scampo, ed è da questo dato clinico di realtà che deve partire ogni considerazione.

Per rispetto a Indi e nel suo “miglior interesse” i medici inglesi hanno giudicato fosse giusto non ostinarsi oltre, come previsto dall’etica, dalla deontologia, dal buon senso (e, in Italia, dalla Legge 219/2017 che vieta la ostinazione irragionevole in presenza di prognosi infausta a breve termine) prevedendo un percorso di sospensione di cure ormai futili e fonte di sofferenze, garantendo nel contempo una morte priva di sofferenza: non risulta che il percorso previsto dai medici del Bambino Gesù abbia un obiettivo diverso.

Come in altre simili vicende, i genitori non riescono ad accettare il limite posto dall’appropriatezza delle cure e inconsapevoli delle sofferenze inflitte alla piccola dalla invasività delle cure di sostegno vitale insistono nel chiedere di andare oltre il dovuto e hanno portato la vicenda in Tribunale.

Subito, ma senza nessuna conoscenza della vicenda sul piano clinico, su proposta della Presidente del Consiglio Meloni, è stata concessa a Indi la cittadinanza italiana, ai sensi dell’art. 9, comma 2, della legge 91 del 5 febbraio 1992 in materia di cittadinanza, in considerazione dell’eccezionale interesse pubblico riscontrabile nella situazione di specie. Ciò per consentire il suo trasferimento al Bambino Gesù, che, ripetiamo, non ha obiettato nulla rispetto al percorso clinico dei colleghi inglesi e non in nessun modo fatto trasparire ipotesi di prognosi non infausta a breve termine.

Si è invece orchestrata una campagna mediatica del tutto estranea ad un’etica professionale dell’informazione e una strumentalizzazione politica tesa a screditare i medici inglesi accusati di voler sospendere le cure di Indi per risparmiare, delegittimare il giudice descritto come un Azzeccagarbugli privo di umanità e che, in violazione del diritto dei genitori di decidere circa la sorte di Indi, avrebbe emesso un verdetto di morte.

Non è vero che, come ha detto Meloni, i genitori abbiano diritto “a fare tutto quello che possono per lei”, perché i genitori hanno la responsabilità di provvedere al miglior interesse della figlia e la genitorialità decade quando non riescono a svolgere il compito. D’altro canto, medici e infermieri hanno il mandato etico, deontologico e giuridico di prendersi cura con mezzi appropriati e proporzionati e di evitare in ogni caso l’ostinazione irragionevole.

La Sezione “Englaro” di Pisa e Livorno della Consulta di Bioetica Onlus:

  • esprime stima per l’impegno professionale e morale profuso dai medici inglesi che, in linea col Codice Internazionale di Etica Medica (2022), si sono attenuti al primo dovere del medico, che è la tutela della salute e del benessere, non della vita in astratto;
  • esprime sconcerto per come buona parte della stampa e dei media italiani si siano disinteressati alla verità clinica e si siano allineati nell’attaccare i medici britannici dicendo in modo falso che non avrebbero fornito le cure palliative o che ci sarebbero state cure risolutive della malattia, prendendo in questo modo posizione preconcetta nella vicenda senza garantire il diritto costituzionalmente garantito ad essere informati;
  • esprime preoccupazione per il fatto che l’Ospedale Bambin Gesù abbia accettato di accogliere Indi, ben sapendo di non potere fare nulla di più di quanto già fatto in Inghilterra, e non abbia mai formulato una formale consulenza clinica che giustifichi con una diversa valutazione prognostica il trasferimento in Italia;
  • esprime condanna per la strumentalizzazione politica messa in atto dall’attuale Governo italiano.

La morte di una bambina è un lutto grande: invece di appesantire la situazione già difficile con illusioni del tutto infondate, circostanze del genere richiedono sobrietà e maggiore rispetto per l’impegno profuso da tanti operatori sanitari per alleviare, come sempre, il più possibile, le sofferenze.

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Sezione “Englaro” di Pisa e Livorno
Consulta di Bioetica

 

Il Tirreno