
Comunicato stampa n.3/2026
Abbiamo appreso dai quotidiani italiani la notizia del primo caso di suicidio medicalmente assistito (SMA) in Lombardia interamente gestito dal Servizio Sanitario Regionale (SSR).
Riteniamo positiva la scelta della Regione Lombardia di assumere un ruolo diretto nell’organizzazione e nell’attuazione della procedura. Quando una persona possiede i requisiti riconosciuti dall’ordinamento, non è sufficiente che lo Stato si limiti a non ostacolare la sua scelta: è necessario che il SSR garantisca una procedura appropriata, tempestiva e rispettosa della dignità della persona. Il caso lombardo dimostra che tale intervento non deve essere considerato una concessione eccezionale, ma una garanzia effettiva dei diritti nel fine vita.
Meno bene i tempi di attuazione: quasi dieci mesi dalla richiesta alla conclusione appaiono inaccettabili per una persona già sottoposta a condizioni di estrema sofferenza.
Auspichiamo quindi che le procedure siano meglio strutturate e che il Parlamento intervenga finalmente con una normativa organica, capace di garantire uniformemente l’effettività dei diritti, ampliando, a partire da quelli già sanciti dalla Corte Costituzionale, gli attuali criteri di accesso al SMA e affrontando anche il tema dell’eutanasia.
Eugenio Pucci
Vicepresidente della Consulta di Bioetica
