GEMELLE KESSLER: NON FACCIAMOLE MORIRE UNA SECONDA VOLTA, BANALIZZANDO LA LORO SCELTA!

Torino, 19 novembre 2025

COMUNICATO STAMPA n. 13/2025

GEMELLE KESSLER:
NON FACCIAMOLE MORIRE UNA SECONDA VOLTA,
BANALIZZANDO LA LORO SCELTA!

NEL COMITATO NAZIONALE PER LA BIOETICA CI SONO POSIZIONI DIVERSE DA QUELLA DEL PRESIDENTE ANGELO VESCOVI

In una intervista a IL GIORNALE (19 novembre 2025) dal titolo «Il suicidio Kessler non è libertà. Ideologia pericolosa farne due eroine» Angelo Vescovi, presentato come presidente del Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB) ha dichiarato: «Mi spaventa che questa loro decisione venga rimarcata da tutti come un manifesto di libertà. Nella stanza in cui sono morte è successo tutto fuorché un atto di libertà. E non trovo giusto vengano raccontate come eroine che si sono liberate dai lacci della vita […perché] al centro del ragionamento [… pare] ci sia l’approccio ideologico. C’è una forte stortura […] Le scelte libere non sono mai davvero libere. Ma c’è sempre un condizionamento […] Chi conosce la neurofisiologia delle decisioni dice che il processo è condizionato da elementi esterni: in questo caso [… è sbagliato] far passare la morte assistita come un atto di libertà […] so che una delle due soffriva di depressione. Ma qualcuno avrebbe dovuto sostenerla […] La loro mi sembra sia la storia di un vuoto esistenziale». Infine, in Italia «non abbiamo una legge, ma abbiamo un parere, un indirizzo del Comitato nazionale di bioetica. Abbiamo un approccio diverso rispetto a quello di altri paesi» e l’auspicio è che la nuova legge in discussioni regoli con precisione la nuova pratica.

È vero che il CNB ha un Parere (2019) sul suicidio medicalmente assistito in cui i più erano a favore della liceità etica del suicidio a certe condizioni e ancora oggi nel Comitato c’è chi ritiene che il suicidio delle gemelle Kessler sia atto di libertà. Dire infatti, come fa Vescovi, che chi conosce la neurofisiologia delle decisioni sa che queste sono sempre condizionate non fa altro che dire che la libertà manca anche a chi fa la scelta opposta: nega cioè la libertà tout court o usa male la parola.

Allo stesso modo è sbagliato dire che la scelta delle Kessler sarebbe frutto “di un vuoto esistenziale” creato dalla solitudine e dall’uscita dai riflettori. Circa quest’ultima condizione è inevitabile rilevare che le gemelle non avrebbero più potuto tornare sulla scena come 50 anni fa, ma non abbiamo ragioni per dire che per questo sarebbero sprofondate nella solitudine depressiva. Sappiamo al contrario che sempre sono state puntuali e precise nel programmare il da farsi, stile di vita seguito anche nell’ultima decisione: hanno disdetto le bollette e gli abbonamenti, hanno lasciato i loro beni a Associazioni umanitarie così da evitare possibili liti tra eventuali eredi lontani, stabilito come destinare le loro ceneri. La solitudine non è sempre depressiva o patologica, ma può essere la condizione in cui la persona, stando con sé stessa, ritrova la pienezza di sé. Perché non dire che, dietro l’aria di spensieratezza da show-girl, le Kessler erano persone riflessive e attente, persone che con libertà hanno scelto di andarsene dopo aver valutato che la loro esistenza aveva raggiunto la pienezza del tempo? Cioè senza né anticipare la morte né prolungare la vita, ma semplicemente scegliendo di concluderla nel momento per loro più opportuno. Non riconoscere questo, dicendo che la loro scelta sarebbe stata frutto di un “vuoto esistenziale”, è banalizzare la decisione e mancare di rispetto a ciò che invece pare sia stato ben ponderato: una scelta che è condivisa da un numero crescente di persone e che, forse, è antesignana di una nuova pratica sociale che si va affermando.

Maurizio Mori
Presidente

 

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