Principi etici per una regolazione sulla procreazione assistita
Documento approvato dal Direttivo della Consulta di Bioetica il 06/05/97
Negli ultimi mesi, in Italia è diventata più insistente la richiesta di una legislazione tesa a regolare la procreazione assistita, e sembra che in Parlamento sia iniziato l'iter per legiferare in materia. La Consulta di Bioetica - che sta elaborando uno specifico documento al riguardo - intende sin d'ora intervenire riaffermando almeno i princìpi generali che devono ispirare un'eventuale futura legislazione in materia.
La Consulta vede con favore una legislazione che garantisca un adeguato livello di competenza a chi accede alle nuove pratiche di fecondazione assistita, e sottolinea l'urgenza di provvedimenti in questa direzione. Infatti, la sterilità di coppia non è una semplice "sfortuna naturale" che colpisce alcuni individui, ma è un grave problema sociale che affligge ormai più del 15% della popolazione italiana. Inoltre, a volte la fecondazione assistita è un'efficace procedura che consente di evitare la trasmissione di gravi malattie genetiche. Pertanto il mancato sviluppo della fecondazione assistita costituisce un'omissione in palese contrasto con le esigenze morali ingiunte dai princìpi di benevolenza e di rispetto dell'autonomia.
La Consulta vede con preoccupazione la diffusa tendenza a considerare i problemi della fecondazione assistita alla luce di situazioni eccezionali che suscitano grande scalpore nell'opinione pubblica. Ancor più grave è il tentativo di giungere a legiferare dietro la spinta delle reazioni emotive conseguenti a situazioni "scandalistiche": i problemi della fecondazione assistita devono essere affrontati con mente calma e serena, in base ad un atteggiamento imparziale che consideri le varie esigenze e sia rispettoso dei diritti di tutti.
Riteniamo che la futura legislazione debba garantire il rispetto della diversità di opinioni circa la fecondazione assistita, evitando che un particolare modello morale sia imposto a persone che non lo condividono. Da questo punto di vista ribadiamo il nostro favore per una "legislazione leggera", ossia tesa a garantire la competenza dell'intervento tecnico e la libertà di accesso a coloro che lo richiedono per sé, senza imporre alcunché agli altri. Solo in questo modo può essere garantito il rispetto dei diritti civili che fonda gli stati moderni, democratici e il rispetto del pluralismo etico. La futura legislazione sulla fecondazione assistita non deve diventare il pretesto per una svolta culturale tesa ad annullare il pluralismo, né - nonostante lo sconcerto suscitato da alcuni interventi tecnici --consentire un ritorno all'imposizione per legge di un'unica moralità che impone serie limitazioni alla libertà procreativa degli individui.
Questo criterio vale anche quando si affronta il problema dell'embrione, che nel nostro paese sembra essere eccessivamente enfatizzato e drammatizzato: in questo modo si cerca di far passare come scontata l'idea che l'embrione sia già "persona" dal concepimento o che comunque vada trattato come se fosse tale, dimenticando sia il vivace dibattito che da oltre un decennio anche in Italia sottolinea i dubbi in materia, sia che per lo stesso Comitato Nazionle per la Bioetica - tralasciando qui le critiche al suo documento - tale posizione vale solamente per chi accetta una peculiare nozione di "persona" e non per chi ne sostiene altre non meno valide e plausibili. Per questo, il rispetto del pluralismo deve estendersi anche a tale àmbito.
Aumentando le capacità riproduttive delle persone, gli interventi di procreazione assistita pongono nuove responsabilità, anche per le esigenze derivanti dalla tutela dei nascituri, e questo fatto sta alla base di nuove controversie. Riteniamo tuttavia che la divergenza di posizioni in materia non debba ostacolare lo sviluppo della procreazione assistita: un eventuale ritardo della pratica dovuto alle tenaci resistenze di chi è contrario costituirebbe un'offesa per quei cittadini che già soffrono per la sterilità, e pesanti limitazioni all'accesso alle pratiche di procreazione assistita costituirebbero un'immorale violazione dell'autonomia degli individui. Eventuali diseguaglianze di trattamento tra la procreazione assistita e quella "naturale" non solo sarebbero ingiuste, ma potrebbero anche dare origine a pericolose "tracimazioni" che verrebbero a limitare anche il diritto di procreazione naturale.
Concludendo: questo documento intende solamente richiamare alcune questioni generali e di principio, senza entrare nella disamina delle soluzioni specifiche, su cui resta aperto il dibattito e sono possibili varie posizioni, così come restano aperti diversi problemi, come ad esempio quello dei limiti di età per la gravidanza o quello della sperimentazione su embrioni. Deve restare comunque chiaro che la fecondazione eterologa va garantita ai cittadini che liberamente e responsabilmente la scelgono come modo di procreare, evitando la stigmatizzazione di chi intende ricorrere alle tecniche di procreazione assistita per soddisfare un diritto fondamentale della persona: quello di riprodursi.
Negli ultimi mesi, in Italia è diventata più insistente la richiesta di una legislazione tesa a regolare la procreazione assistita, e sembra che in Parlamento sia iniziato l'iter per legiferare in materia. La Consulta di Bioetica - che sta elaborando uno specifico documento al riguardo - intende sin d'ora intervenire riaffermando almeno i princìpi generali che devono ispirare un'eventuale futura legislazione in materia.
La Consulta vede con favore una legislazione che garantisca un adeguato livello di competenza a chi accede alle nuove pratiche di fecondazione assistita, e sottolinea l'urgenza di provvedimenti in questa direzione. Infatti, la sterilità di coppia non è una semplice "sfortuna naturale" che colpisce alcuni individui, ma è un grave problema sociale che affligge ormai più del 15% della popolazione italiana. Inoltre, a volte la fecondazione assistita è un'efficace procedura che consente di evitare la trasmissione di gravi malattie genetiche. Pertanto il mancato sviluppo della fecondazione assistita costituisce un'omissione in palese contrasto con le esigenze morali ingiunte dai princìpi di benevolenza e di rispetto dell'autonomia.
La Consulta vede con preoccupazione la diffusa tendenza a considerare i problemi della fecondazione assistita alla luce di situazioni eccezionali che suscitano grande scalpore nell'opinione pubblica. Ancor più grave è il tentativo di giungere a legiferare dietro la spinta delle reazioni emotive conseguenti a situazioni "scandalistiche": i problemi della fecondazione assistita devono essere affrontati con mente calma e serena, in base ad un atteggiamento imparziale che consideri le varie esigenze e sia rispettoso dei diritti di tutti.
Riteniamo che la futura legislazione debba garantire il rispetto della diversità di opinioni circa la fecondazione assistita, evitando che un particolare modello morale sia imposto a persone che non lo condividono. Da questo punto di vista ribadiamo il nostro favore per una "legislazione leggera", ossia tesa a garantire la competenza dell'intervento tecnico e la libertà di accesso a coloro che lo richiedono per sé, senza imporre alcunché agli altri. Solo in questo modo può essere garantito il rispetto dei diritti civili che fonda gli stati moderni, democratici e il rispetto del pluralismo etico. La futura legislazione sulla fecondazione assistita non deve diventare il pretesto per una svolta culturale tesa ad annullare il pluralismo, né - nonostante lo sconcerto suscitato da alcuni interventi tecnici --consentire un ritorno all'imposizione per legge di un'unica moralità che impone serie limitazioni alla libertà procreativa degli individui.
Questo criterio vale anche quando si affronta il problema dell'embrione, che nel nostro paese sembra essere eccessivamente enfatizzato e drammatizzato: in questo modo si cerca di far passare come scontata l'idea che l'embrione sia già "persona" dal concepimento o che comunque vada trattato come se fosse tale, dimenticando sia il vivace dibattito che da oltre un decennio anche in Italia sottolinea i dubbi in materia, sia che per lo stesso Comitato Nazionle per la Bioetica - tralasciando qui le critiche al suo documento - tale posizione vale solamente per chi accetta una peculiare nozione di "persona" e non per chi ne sostiene altre non meno valide e plausibili. Per questo, il rispetto del pluralismo deve estendersi anche a tale àmbito.
Aumentando le capacità riproduttive delle persone, gli interventi di procreazione assistita pongono nuove responsabilità, anche per le esigenze derivanti dalla tutela dei nascituri, e questo fatto sta alla base di nuove controversie. Riteniamo tuttavia che la divergenza di posizioni in materia non debba ostacolare lo sviluppo della procreazione assistita: un eventuale ritardo della pratica dovuto alle tenaci resistenze di chi è contrario costituirebbe un'offesa per quei cittadini che già soffrono per la sterilità, e pesanti limitazioni all'accesso alle pratiche di procreazione assistita costituirebbero un'immorale violazione dell'autonomia degli individui. Eventuali diseguaglianze di trattamento tra la procreazione assistita e quella "naturale" non solo sarebbero ingiuste, ma potrebbero anche dare origine a pericolose "tracimazioni" che verrebbero a limitare anche il diritto di procreazione naturale.
Concludendo: questo documento intende solamente richiamare alcune questioni generali e di principio, senza entrare nella disamina delle soluzioni specifiche, su cui resta aperto il dibattito e sono possibili varie posizioni, così come restano aperti diversi problemi, come ad esempio quello dei limiti di età per la gravidanza o quello della sperimentazione su embrioni. Deve restare comunque chiaro che la fecondazione eterologa va garantita ai cittadini che liberamente e responsabilmente la scelgono come modo di procreare, evitando la stigmatizzazione di chi intende ricorrere alle tecniche di procreazione assistita per soddisfare un diritto fondamentale della persona: quello di riprodursi.
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