“Su se stesso, sul proprio corpo e sulla propria mente,
l’individuo è sovrano.”

John Stuart Mill, La libertà

SAVE THE DATE: Roma, 21 gennaio 2014 - Attualità della Legge 194

Incontro a cura della Consulta di Bioetica onlus, sezione di Roma
21 gennaio 2014 ore 19:30 – Libreria Assaggi
Attualità della Legge 194 e pericoli per la salute e libertà delle donne: “il buon 
medico non obietta?”
Chiara Lalli, filosofa e giornalista
Anna Felici, ostetrica, Consulta di Bioetica sez. Roma
Moderatore: Maurizio Balistreri, filosofo morale, Università di Torino
La Legge 194/78 sull’interruzione volontaria di gravidanza consente alle donne di poter attuare 
scelte responsabili sulla propria salute riproduttiva e prevede che i consultori familiari offrano 
loro assistenza e adeguata informazione. Allo stesso tempo consente al personale sanitario di fare 
obiezione di coscienza e quindi di astenersi dall’esercizio di pratiche abortive. 
Tuttavia, il numero elevatissimo di obiettori di coscienza (ginecologi più dell’80%, anestesisti e 
ostetriche più del 50%) presente nel nostro Paese impedisce l’erogazione di un tale servizio. Le 
donne sono costrette a rivolgersi a più strutture sanitarie prima di riuscire a trovare un ginecologo 
non obiettore e a doversi sottoporre a lunghi calvari una volta ricoverate a causa dell’alternanza di 
turni tra molti ginecologi obiettori e pochi non obiettori, sono esposte a maggiori rischi per la loro 
salute e addirittura in alcuni casi devono rivolgersi anche a strutture estere. 
Queste difficoltà evidenziano il bisogno di confrontarsi pubblicamente e avere maggiore 
consapevolezza intorno al conflitto tra due libertà: quella dell’operatore sanitario con il proprio 
diritto di determinazione autonoma delle scelte morali anche nella sfera professionale, e quella della 
donna con il diritto nelle scelte sulla propria salute riproduttiva. 
Una riflessione che pone molti interrogativi: è legittimo il diritto all’obiezione di coscienza a più 
di trent’anni dall’approvazione della legge 194? Essere un buon medico nei confronti della salute 
della donna significa anche aver cura della sua salute riproduttiva e non lasciarla sola in momenti 
difficili? Perché la pillola del giorno dopo e l’aborto farmacologico sono quasi utopie in Italia 
nonostante il dovere del personale sanitario di offrire metodi contraccettivi e tecniche abortive 
sempre più moderni, rispettosi dell'integrità fisica e psichica della donna e meno rischiosi? Che ne 
sarà dei consultori considerati gli ingenti tagli alla spesa sanitaria pubblica?

Incontro a cura della Consulta di Bioetica onlus, sezione di Roma

 

21 gennaio 2014 ore 19:30 – Libreria Assaggi

Attualità della Legge 194

e pericoli per la salute e libertà di scelta delle donne:

“Il buon medico non obietta?”

 

 

Chiara Lalli, filosofa e giornalista

Anna Felici, ostetrica, Consulta di Bioetica sez. Roma

 

Moderatore: Maurizio Balistreri, filosofo morale, Università di Torino
 


 

La Legge 194/78 sull’interruzione volontaria di gravidanza consente alle donne di poter attuare scelte responsabili sulla propria salute riproduttiva e prevede che i consultori familiari offrano loro assistenza e adeguata informazione. Allo stesso tempo consente al personale sanitario di fare obiezione di coscienza e quindi di astenersi dall’esercizio di pratiche abortive.

Tuttavia, il numero elevatissimo di obiettori di coscienza (ginecologi più dell’80%, anestesisti e ostetriche più del 50%) presente nel nostro Paese impedisce l’erogazione di un tale servizio. Le donne sono costrette a rivolgersi a più strutture sanitarie prima di riuscire a trovare un ginecologo non obiettore e a doversi sottoporre a lunghi calvari una volta ricoverate a causa dell’alternanza di turni tra molti ginecologi obiettori e pochi non obiettori, sono esposte a maggiori rischi per la loro salute e addirittura in alcuni casi devono rivolgersi anche a strutture estere.

Queste difficoltà evidenziano il bisogno di confrontarsi pubblicamente e avere maggiore consapevolezza intorno al conflitto tra due libertà: quella dell’operatore sanitario con il proprio diritto di determinazione autonoma delle scelte morali anche nella sfera professionale, e quella della donna con il diritto nelle scelte sulla propria salute riproduttiva. 

Una riflessione che pone molti interrogativi: è legittimo il diritto all’obiezione di coscienza a più di trent’anni dall’approvazione della legge 194? Essere un buon medico nei confronti della salute della donna significa anche aver cura della sua salute riproduttiva e non lasciarla sola in momenti difficili? Perché la pillola del giorno dopo e l’aborto farmacologico sono quasi utopie in Italia nonostante il dovere del personale sanitario di offrire metodi contraccettivi e tecniche abortive sempre più moderni, rispettosi dell'integrità fisica e psichica della donna e meno rischiosi? Che ne sarà dei consultori considerati gli ingenti tagli alla spesa sanitaria pubblica?

 

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