“Su se stesso, sul proprio corpo e sulla propria mente,
l’individuo è sovrano.”

John Stuart Mill, La libertà

Enhancement


Il termine inglese “enhancement” può essere tradotto in italiano con “potenziamento” ed è comunemente utilizzato nel dibattito bioetico contemporaneo per indicare tutti quegli interventi non strettamente terapeutici finalizzati a migliorare le caratteristiche di individui umani “normali e sani”. Si può intendere l’enhancement in senso ampio o in senso stretto. L’enhancement in senso ampio include tutti i mezzi e le tecnologie utilizzate per migliorare le nostre prestazioni (come ad esempio l’assunzione di caffeina, di integratori vitaminici e ormoni, ma secondo alcuni anche l’uso di lenti a contatto o di scarpe da corsa), mentre in senso stretto si riferisce agli sviluppi tecnologici e bio-medici più recenti (smart drugs, manipolazioni di embrioni, nanotecnologie). Tracciare una linea di demarcazione netta fra enhancers in senso ampio e in senso stretto non è tuttavia facilissimo ed è un punto alquanto controverso.

Esistono fondamentalmente tre tipi di enhancers: enhancers che hanno un effetto limitato nel tempo (si pensi alle cosiddette "smart drugs" come Ritalin e Modafinil, originariamente pensate per curare l’iperattività e la narcolessia e utilizzate adesso per aiutare chi svolge lavori che richiedono grande sforzo intellettuale, o ancora al doping nello sport, o alle anfetamine utilizzate per perdere peso ecc.), enhancers che hanno effetto permanente sul soggetto direttamente coinvolto (come alcuni interventi di chirurgia estetica) ed enhancers che modificano l’assetto genetico di individui futuri in modo permanente. Quest’ultimo tipo di enhancement sembra essere quello che suscita i problemi morali più rilevanti per la radicalità e irreversibilità del trattamento non solo sul singolo individuo, ma sulla specie umana in generale.

Mentre in molti guardano con favore alle manipolazioni genetiche migliorative e anzi le considerano moralmente doverose in quanto mezzo per incrementare il benessere collettivo (tra gli altri i cosiddetti “transumanisti”), altri oppongono un radicale scetticismo quando non addirittura un’aperta ostilità (i bioconservatori).
Del resto non è del tutto chiaro, da un punto di vista filosofico, perché ci sarebbe qualcosa di intrinsecamente immorale e cattivo nel migliorare gli esseri umani prima della loro nascita, quando invece molte terapie e tecniche utilizzate per trattare esseri umani già nati sono accolte con entusiasmo. Ad esempio, in una prospettiva morale, perché dovremmo proibire manipolazioni genetiche che permettono di produrre individui con un sistema immunitario molto più forte di quello attuale, quando ci sottoponiamo già a vaccini che hanno lo stesso identico scopo? Uno degli argomenti più diffusi per suggerire l’intrinseca immoralità di tali tecniche è quello basato sul “giocare a fare Dio”, cercando di manipolare la “natura” umana che invece dovrebbe essere preservata così com’è. Molti bioeticisti sono preoccupati non solo per la “tracotanza” insita negli interventi di enhancement, ma anche per il fatto che apportando cambiamenti profondi altereremmo la specie in modo così radicale da non poter più parlare di “homo sapiens”. (Anche in questo caso, però, bisogna capire se ci sia qualcosa di intrinsecamente buono nel tutelare la specie homo sapiens a scapito di una specie futura eventualmente migliore sotto diversi punti di vista).

Molte sono poi le paure relative alla possibilità che si vengano a creare disuguaglianze profonde fra quanti potranno beneficiare degli interventi di enhancement e quanti invece non potranno permettersi tali miglioramenti.
Altre obiezioni, infine, riguardano il tipo di enhancement, ma non le pratiche in sé, sollevando preoccupazioni relativamente alle conseguenze nefaste di scelte poco avvedute riguardo a ciò che possiamo considerare “tratti desiderabili” nelle persone umane.
Queste due ultime obiezioni, però, possono valere solo come invito alla prudenza, a considerare attentamente le conseguenze possibili, ma non sembrano argomenti che possano in qualche modo spiegare perché l’enhancement dovrebbe essere considerato, di per sé e a prescindere dalle conseguenze che implica, una pratica ingiustificabile da una prospettiva morale.

Al momento il dibattito è ancora aperto e si fonda più sulle promesse dell’ingegneria genetica che sulle reali possibilità di intervento, per limiti di natura non solo giuridica ma anche tecnica, in quanto non siamo ancora in grado di manipolare tratti influenzati da più geni. Tuttavia il dibattito bioetico sull’enhancement è molto acceso e il rapido progresso dell’ingegneria genetica fa presagire che di questo tema si parlerà ancora molto a lungo.



Riferimenti per approfondire

Maurizio Balistreri, Superumani, Edizioni Espress.

AAVV, Human Enhancement, (a cura di N.Bostrom e Julian Savulescu), Oxford University Press, 2009

http://juliansavulescu.typepad.com/blog/


www.humanityplus.org

www.nickbostrom.com

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